13. Il sistema immunitario e la risposta immune

Verso la vittoria sempre: il sistema immunitario, un poderoso, invincibile  esercito   a difesa dell'organismo da ogni tipo di malattia

 IL SISTEMA IMMUNITARIO E LA RISPOSTA IMMUNE

I capitoli che seguiranno tenteranno di spiegare la costituzione, l'attività, la portata dell'azione del sistema immunitario. Si tratta di argomenti tecnici di non immediata comprensione. Tuttavia per un lettore attento e con una minima cultura biologica, gli argomenti possono essere seguiti: basta intuirne il significato. Oggi sembra chiaro che il sistema immunitario governa e comanda su tutti gli altri sistemi. Una sua defaillance sembra essere la causa di ogni   patologia. Da qui la necessità di conoscerne un minimo il funzionamento.

LA RISPOSTA IMMUNE E IL PROCESSO INFIAMMATORIO  VISIONE CLASSICA  

 

INTRODUZIONE

La visione classica del sistema immunitario lo definisce il sistema dell'organismo deputato alla difesa dagli agenti invasori. Oggi si sa che il sistema immunitario ben altro: esso è un portentoso sistema di difesa dell'organismo deputato al mantenimento della salute dell'organismo in senso lato e non solo un sistema per difendere l'organismo dalle infezioni. Esso sembra sia deputato a proteggerci dalle patologie cardiovascolari, cerebrali, neoplastiche, degenerative e quant'altro: un sistema immunitario in buone condizioni significa salute.

In questa prima parte ci occuperemo di descrivere brevemente l'organizzazione del sistema immunitario analizzandolo secondo una visione classica.

 

Quando una parte dell'organismo o tutto l'organismo vengono attaccati da un agente patogeno (virus, batterio, fungo, etc.) quando una cellula o un gruppo di cellule muoiono (necrosi), quando si sviluppa un primo aggregato di cellule neoplastiche, vengono rilasciati dalle cellule o dai vasi colpiti dei fattori umorali che attivano la risposta immunitaria che è quel complesso di attività e  processi integrati tra loro di cui fanno parte cellule e fattori umorali e che ha il compito di allontanare l'agente estraneo e di procedere alla riparazione del tessuto o dell'organo colpito. Tutto questo avviene se la funzione immunitaria è integra ovvero se è efficiente l'attività delle cellule ad essa preposte ed è  perfetta la comunicazione e il sinergismo d'azione tra loro.

Ora, difficilmente quando la risposta immunitaria non avviene o avviene in maniera inefficiente  il deficit è imputabile ad uno solo dei citotipi coinvolti, nella stragrande maggioranza dei casi il deficit è imputabile ad una situazione a monte delle cellule coinvolte che, a nostro parere  dipende dall'ambiente in cui esse vivono in cui è in atto  uno squilibrio endocrino distrettuale o generale anche, o meglio, per lo più è transitorio.

 

L'accezione classica del sistema immunitario è quella dell'insieme di cellule (fagociti, macrofagi, monociti e granulociti, cellule NK, linfociti), di fattori umorali (molecole circolanti e mediatori solubili attivi su altre cellule,complemento e citochine monocitarie, citochine di origine linfocitaria) preposti alla difesa da invasori riconosciuti come "estranei".

 

Classicamente il sistema immunitario può contare su due linee di difesa:l'immunità innata e quella adattativa.

 

IL SISTEMA DELL'IMMUNITA INNATA E IL SISTEMA DI IMMUNITA' ADATTATIVA

 

I sistemi immuni si sono evoluti con lo scopo di proteggere l'ospite dai microbi e dai loro prodotti invasivi. Il sistema immunitario umano si e evoluto nel corso di milioni di anni, a partire dagli organismi invertebrati e vertebrati, sviluppando meccanismi sempre più specifici e sofisticati per combattere l'invasione dei patogeni.

Il sistema immunitario normale possiede tre proprietà fondamentali:

  • un repertorio altamente diversificato di recettori per l' "antigene", che consente il riconoscimento di un numero praticamente infinito di patogeni;
  • la memoria immunologica, che garantisce una risposta rapida in seguito a un secondo incontro con lo stesso antigene;
  • la tolleranza immunologica, che previene l'aggressione immunitaria nei confronti dei tessuti dell'organismo stesso (autologhi).

 

Il sistema immunitario innato umano deriva da quello degli invertebrati  ed è  un rudimentale sistema di difesa che utilizza le proteine codificate da geni non riarrangiati per riconoscere i patogeni. Le cellule del sistema immunitario innato, i macrofagi, le cellule dendritiche e i linfociti natural killer, riconoscono sequenze molecolari degli invasori altamente conservate tra le varie specie di microbi ed utilizzano una serie di "recettori"  per il riconoscimento di tali sequenze.

Caratteristiche   del riconoscimento dei patogeni da parte di questo sistema  sono:

  • riconoscimento da parte delle molecole dell'ospite codificate da geni non riarrangiati;  
  • riconoscimento di molecole caratteristiche di microbi virulenti, ma non di elementi propri del self  
  • mancato riconoscimento di molecole non patogene o microbi innocui.

Dopo il contatto con i patogeni, le cellule dell'immunità innata possono distruggere i patogeni fagocitandoli oppure, di concerto con le cellule dendritiche, rallentare la progressione dell'  infezione e attivare i bracci del sistema immunitario il sistema immunitario acquisito.

 

L'immunità acquisita(o adattativa) è presente solo nei vertebrati e si basa sulla generazione, attraverso riarrangiamento genico, di recettori per antigeni  presenti sui linfociti T e B, cosi che singoli linfociti T o B (cellule dell'immunità acquisita) esprimono sulla loro superficie recettori per singoli antigeni in grado di riconoscere ed accoppiarsi con un singolo antigene diverso da una miriade di altri che fanno parte di miriadi di  agenti infettivi ambientali grazie a complessi meccanismi di riconoscimento, attivandosi verso quello specifico antigene e mantenendo al contrario la "tolleranza" (assenza di reattività) nei confronti del "self". Le cellule dell'immunità specifica sono in grado di sviluppare "memoria immunologica" per cui, ad un secondo incontro con quello specifico antigene la risposta immunitaria sarà rapida e potente.

 

CELLULE DELL'IMMUNITA' INNATA E ADATTATIVA

 

Classicamente le cellule dell'immunità innata sono i fagociti (macrofagi monociti e granulociti) e le cellule NK.

I fagociti provvedono alla captazione  e alla distruzione degli agenti patogeni,le cellule NK  all'uccisione di cellule dell'ospite infettate o alterate, i fattori umorali preminenti sono il complemento e le citochine di origine macrofagica.

Le cellule più importanti dell'immunità adattativa sono i linfociti.

 

Questi ultimi  provvedono alla produzione di anticorpi  o immunoglobuline (Ig) delle diverse classi (IgA, IgD, IgE, IgG, IgM) e di altri mediatori solubili (citochine linfocitarie) oppure, sempre grazie all'emissione  di particolari citochine promuovono la trasformazione di altri linfociti in cellule citotossiche (ovvero attivano i linfociti T citotossici) che promuovono l'eliminazione degli invasori.

Ripetiamo che l'immunità innata riconosce componenti comuni degli invasori (ad esempio tratti molecolari della parete condivisi da molteplici specie batteriche) e non discrimina tra invasori mentre l'immunità adattativa riconosce l'individualità molecolare dei singoli invasori (ad esempio tratti molecolari  peculiari della parete di una specie batterica, dell'envelope dei virus etc.,questi tratti vengono chiamati antigeni) e discrimina tra invasori.

 

Le molecole dell'immunità innata, quelle cioè che interagiscono con gli invasori, sono codificate da geni che si ereditano attraverso la linea germinale secondo i classici meccanismi  mendeliani, quelle dell'immunità adattativa sono invece codificate da geni formati durante la maturazione dei linfociti unendo insieme segmenti genici multipli ereditati per via germinale. Per "riconoscimento" si intende il legame non covalente che si instaura tra un gruppo molecolare della cellula invasore (riconosciuta come "non self") e il gruppo molecolare della cellula immunitaria che ne "riconosce" in maniera aspecifica o  specifica (TCR -CD4-CD8 deilinfociti T IgA-IgG etc. dei linfociti B).

Sarebbe opportuno,comunque, chiamare cellule immunitarie tutte le cellule che partecipano alla risposta immunitaria innata o adattativa, sia con funzione diretta di distruzione dell'agente invasore o estraneo,sia con funzione indiretta di produzione di mediatori attivanti le funzioni delle cellule immunitarie con funzione diretta,altrimenti non si vede perchè i linfociti T helper dovrebbero essere considerati cellule immunitarie. 

Ogni cellula usa in modo diverso i segmenti disponibili   per costruire una molecola diversa da tutte le altre (TCR-CD4-CD8 Ig) che consentirà di conoscere un singolo invasore: graziea questo meccanismo di riarrangiamento genico, a livello somatico l'immunità adattativa  può far fronte ai rapidi mutamenti ai quali  i microrganismi possono ricorrere con ritmo intenso per eludere le difese immunitarie.

Solo strutture molecolari che trovano nell'organismo  adatte molecole di riconoscimento  possono comportarsicome antigeni (vedremo:  tratti particolari delle molecole dell'invasore).

Il sistema dell'immunità innata e quello dell'immunità adattativa  sono strettamente integrati tra loro  a livello molecolare e cellulare, infatti l'immunità specifica utilizza molti dei meccanismi effettori di quella aspecifica.

In particolare, linfociti e anticorpi  richiedono la partecipazione di macrofagi e complemento per distruggere i batteri (opsonizzazione,chemiotassi) e le citochine, prodotte dalle cellule dei due tipi di immunità modulano reciprocamente ambedue le funzioni.

 

RISPOSTA IMMUNITARIA E PROCESSO INFIAMMATORIO

Il processo infiammatorio (rubror, calor, tumor) consiste in quella serie di  manifestazioni caratteristiche a livello vascolare e dei tessuti interessati della reazione immunitaria: arrossamento, edema, dolore prurito, bruciore; ne consegue che le cellule cosiddette "infiammatorie" altro non sono che le stesse cellule immunitarie. In particolare il danno tissutale provocato ad esempio da un'infezione batterica  provoca il rilascio dalle cellule colpite di una serie di mediatori vasoattivi e chemotattici.

Questi fattori determinano aumento del flusso ematico nell'area, aumento della permeabilità vascolare e afflusso di leucociti (essenzialmente leucociti  polimorfonucleati  neutrofili) dal sangue e dai tessuti. Infine, le proteine seriche contenute nell'essudato  e i fagociti localizzano e rimuovono i batteri dall'organismo.

Si è così realizzata la risposta immunitaria naturale  innata o aspecifica  cui hanno partecipato cellule dell'immunità innata (leucociti e macrofagi) fattori solubili da loro prodotti  o  attivati dai  tessuti stessi e, in un primo incontro, poche cellule dell'immunità specifica.

Può darsi che questa sola prima risposta riesca ad eliminare l'organismo invasore: in questo caso la manifestazione  infiammatoria ha decorso rapido e acuto (angioflogosi), in questo caso arrivano i macrofagi (gli spazzini) puliscono i residui della reazione immunitaria emettono determinate citochine ed attivano il processo della ricostruzione del tessuto.

Il tessuto colpito si rigenera più o meno rapidamente  e non si hanno danni permanenti e irreversibili.

Se invece l'agente estraneo non viene rimosso rapidamente ma lentamente o non viene affatto rimosso l'infiammazione cronicizza, l'infiltrato assume le caratteristiche dell'istoflogosi (presenza abbondante di cellule dell'immunità specifica (linfociti) e macrofagi al posto di leucociti, il processo flogistico è associato a proliferazione vascolare o connettivale (istoflogosi) con danni irreversibili di tipo sclerotico a carico dei tessuti.

Comunque, se un processo infiammatorio distrettuale o generalizzato non si risolve siamo in presenza di un deficit /squilibrio della risposta immune.

Cellule dell'immunità pertanto  sono da considerarsi oltre i fagociti  mononucleati (monociti circolanti nel sangue e i macrofagi dei tessuti) e polimorfonucleati (neutrofili eosinofili e basofili), le cellule Natural killer, i linfociti anche  le altre cellule che partecipano al processo infiammatorio come le cellule epiteliali,  i mastociti che hanno funzione anche immunitaria in quanto liberano lo stesso spettro di mediatori del granulocita e inoltre in seguito al contatto con l'agente infettante  liberano istamina con potente azione proinfiammatoria sui vasi, oppure   le cellule endoteliali che partecipano della risposta immunitaria  attraverso l'aumento della permeabilità vascolare, la  liberazione di  fattori solubili in grado di attrarre localmente e attivare  i fagociti e l'espressione di  molecole implicate nell'adesione leucocitaria all'endotelio (molecole di adesione cellulare o CAM),  oppure le piastrine che rilasciano citochine implicate  nel reclutamento dei fagociti  come il fattore di crescita  di derivazione piastrinica (PDGF) il fattore di crescita trasformante β (TGFβ) inoltre inducono il rilascio di mediatori vasoattivi  come l'istamina, la serotonina e i metaboliti dell'acido arachidonico.

COME ESPLICANO LA LORO ATTIVITA'  LE CELLULE IMMUNITARIE

Come abbiamo detto, le cellule dell'immunità specifica o adattativa sono i linfociti: questi si dividono in diversi tipi e sottotipi ognuno con diversi compiti funzionali: i linfociti T (helper e citotossici ovvero Th e Tc) e i linfociti B. Queste cellule diventano effettrici ovvero esplicano la loro funzione solo dopo il riconoscimentodell'antigene: la loro attività presuppone dunque che il microrganismo invasore abbia una o più sequenze  antigeni che.

Abbiamo detto che  il sistema dell'immunità innata e quello dell'immunità adattativa  sono strettamente integrati tra loro  a livello molecolare e cellulare, infatti l'immunità specifica utilizza molti dei meccanismi effettori di quella aspecifica.

In particolare, linfociti e anticorpi  richiedono la partecipazione di macrofagi e complemento per distruggere i batteri (opsonizzazione, chemiotassi) e le citochine, prodotte dalle cellule dei due tipi di immunità modulano reciprocamente ambedue le funzioni.

Schematizziamo ora  le caratteristiche  dell'immunità innata e  quelle dell'immunità  adattativa  rispetto alle molecole circolanti, alle cellule e ai mediatori solubili attivi su altre cellule.

CARATTERISTICHE DELL'IMMUNITA' INNATA E ADATTATIVA

 

Protagonisti della risposta         Immunità innata                    Immunità adattativa

     Cellule                               Macrofagi,  cellule NK,                         Linfociti  

                                        linfociti T NK, neutrofili

                                           eosinofili, mastociti,

                                       basofili cellule endoteliali

 

 

Mediatori solubili attivi      Ctochine autocrine paracrine,      Citochine linfocitarie

  su altre cellule               endocrine che mediano la           (ad esempio                  

                                  difesa dell'ospite e i processi          interferone γ)      

                                    infiammatori e nello stesso

                                    tempo reclutano dirigono e

                                      regolano la risposta

                                       immunitaria acquisita

 

Molecole circolanti           Complemento peptidi                          Anticorpi

                                    antimicrobici (α difensine,

                                     β-difensine catenina,

                                   protegrina, istamina etc.)

Per schematizzare le diverse attività di tutte le cellule implicate nella risposta immune in maniera chiara  diremo che innanzitutto queste vanno divise in cellule dotate di attività effettrice e cellule con funzioni regolatrici in grado cioè di modulare l'attività di quelle effettrici mediante l'emissione di citochine ,esistono poi delle cellule con attività mista.

Le cellule dotate di attività effettrice andrebbero a rigore suddivise in cellule  con "funzione  effettrice di attacco  e distruzione dell'invasore" e cellule prima definite, con termine improprio dotate di  "attività accessoria"  come le cellule presentanti l'antigene ovvero le APC.

Ci sembra che il termine "accessorio"  utilizzato per indicare queste cellule sia piuttosto improprio perchè la funzione di presentazione dell'antigene  non è affatto una funzione accessoria, come vedremo,  ma fondamentale nel quadro della risposta immune; pertanto sarebbe preferibile  definire le APC cellule "con funzione effettrice  di presentazione dell'antigene" per distinguerle da quelle effettrici con funzione di attacco e di distruzione dell'"antigene" .

Tutto ciò premesso vediamo come si integrano le due risposte quando un microorganismo invasore attacca i tessuti dell'organismo.

Quando un virus un batterio o altro agente estraneo attaccano l'organismo o un suo distretto penetrando dalla cute o dalle mucose o quando una cellula tumorale invade l'organismo, si mobilitano immediatamente le cellule dell'immunità.

Vediamo ora nel dettaglio quali sono le cellule implicate nell'attività effettrice di attacco e di distruzione dell'invasore (attach destruction invaders cells) della risposta immune, cioè con potere diretto di distruggere l'invasore e quale è la sequenza degli eventi .

 

Premettiamo che le cellule implicate nell'attività effettrice di attacco e di distruzione dell'invasore vanno divise in due grandi categorie: cellule citotossiche (attaccano la cellula infetta e le scaricano addosso  molecole tossiche (perforine) e cellule dotate di attivita fagica che inglobano  nel loro citoplasma l'agente estraneo e lo digeriscono.

Classicamente le cellule "fagiche" sono i granulociti (neutrofili, eosinofili, basofili) i macrofagi protagonisti della risposta immunitaria innata o aspecifica; le cellule citotossiche  sono le NK  che fanno parte sempre della risposta immunitaria innata o aspecifica  e i linfociti T citotossici  protagonisti della risposta specifica o adattativa che rispondono ad un determinato antigene.

La distinzione tuttavia non è così netta perchè gli stessi macrofagi, se attivati dalle citochine emesse dai Th1 (linfociti regolatori come vedremo) diventano macrofagi attivati  ovvero  cellule citotossiche capaci anche di lisare cellule infettate  senza inglobarle, la loro azione diventa più microbicida, possono quindi  attaccare parassiti endocellulari che normalmente sopravvivono  in quelli non attivati e le NK seattivate dalle citochine emesse dai Th1(Il2 e interferone) si trasformano in LAK capaci di attività citotossica molto più potente.  Le NK non sono però dotate di TCR la loro azione perciò è antigene aspecifica.

Analizziamo ora nel dettaglio quali sono tutti i componenti della risposta immunitaria (cellule, molecole circolanti, mediatori solubili) con funzione effettrice, regolatoria, mista.

IL PUNTO

RICHIAMO DEL SIGNIFICATO DI ALCUNI TERMINI

Vediamo più in dettaglio come avviene la risposta immune Innanzitutto specifichiamo che cosa si intende per attivazione

  • ATTIVAZIONE: SIGNIFICATO DEL TERMINE

Poichè questo termine sarà spesso utilizzato cerchiamo di capirne il significato.

Il termine si riferisce ad una trasformazione della cellula da uno stato prefunzionale ad uno stato funzionale

Questa trasformazione avviene attraverso una vera e propria modificazione dell'espressione genetica del DNA (non attraverso una modificazione  delle catene del DNA ma semplicemente della loro espressione somatica: la cellula cambia fenotipo). Attraverso questa modificazione dell'espressione somatica del DNA la cellula cambia il suo assetto funzionale ed esprime tutti gli enzimi che la rendono capace delle funzioni per le quali è stata progettata oppure  potenzia le sue funzioni (vedi macrofagi attivati: i macrofagi di per se sono capaci di fagocitosi ma, se attivati (da particolari citochine emesse durante il corso della risposta immune diventano anche cellule citotossiche cioè capaci di lisare le cellule bersaglio. In questo modo hanno potenziato la loro funzionalità.

  • ATTIVITA' "EFFETTRICE" O "REGOLATORIA"

Per attività effettrice si intende l'attività precipua di una cellula di partecipazione diretta alla risposta immunitaria (ad esempio con attività di cellula fagica, di cellula citotossica, di APC) che si contrappone ad un altro tipo di attività che si definisce invece "regolatoria" n cui la cellula non ha attività effettrice di partecipazione in prima fila alla risposta immunitaria ma soltanto "regolatoria" della funzione di altre cellule con attività "effettrice". L'azione "regolatoria" si esplica attraverso l'emissione di citochine o fattori di crescita che "regolano" appunto l'attività delle  cellule effettrici.

 

L'ESERCITO DEI COMPONENTI DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA

Vediamo ora un po più approfonditamente quali sono :

  • LE CELLULE CON FUNZIONI EFFETTRICI FAGICHE O CITOTOSSICHE
  • LE CELLULE CON FUNZIONE  EFFETTRICE DI PRESENTAZIONE DELL'ANTIGENE (APC)
  • LE CELLULE CON FUNZIONI ESCLUSIVAMENTE  REGOLATORIE
  • LE CELLULE CON FUNZIONI MISTE EFFETTORIE  E REGOLATORIE : DI PRODUZIONE DI SOSTANZE CITOTOSSICHE (anticorpi) E  DI APC

 E quali  sono

  • I FATTORI UMORALI  DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA CON FUNZIONI EFFETTRICI: IL COMPLEMENTO E GLI  ANTICORPI
  • I MEDIATORI SOLUBILI ATTIVI SU ALTRE CELLULE: LA RETE DELLE CITOCHINE (Network) DELL'IMMUNITA' INNATA E ADATTATIVA

CELLULE CON FUNZIONI EFFETTRICI FAGICHE O CITOTOSSICHE

 

CELLULE CON FUNZIONI EFFETTRICI FAGICHE

Primariamente entrano in gioco le cellule granulocitiche  in particolare i polimorfonucleati neutrofili  che dopo  essere stati rilasciati dal compartimento midollare   derivando dalla maturazione dei mielociti,migrano nei tessuti  dove riconoscono fagocitano e distruggono il bersaglio.

Questi  inoltre, sono dotati di funzioni regolatorie  attraverso il rilascio di IL1,TNFα e IL6.

I polimorfonucleati eosinolfili hanno funzioni analoghe mentre i basofili hanno soprattutto funzioni regolatorie della permeabilità vascolare  e del reclutamento dei fagociti. 

I macrofagi sono cellule dell'immunita innata. Essi attaccano le cellule e  le particelle antigeniche inglobandole nel loro citoplasma e distruggendole con i loro enzimi lisosomiali. Non sono muniti di specifici complessi di riconoscimento  per strutture estranee come i linfociti (TCR) in realtà il loro potere fagocitante  è molto debole ed efficace solo nei confronti di batteri extracellulari  non capsulati e non virulenti cioè da soli non sono in grado di fronteggiare efficacemente una infezione seria da patogeni.

I macrofagi attivati a differenza di quelli semplici  che fagocitano le cellule bersaglio (cioè dopo averle inglobate le distruggono con i loro enzimi lisosomiali) sono gli stessi macrofagi che però, attivati  dalle citochine (in particolare IFNg)  prodotte dai T linfociti helper nel corso dell'attivazione della risposta immunitaria specifica, diventano  capaci di azione citotossica  diventano cioè capaci  di attaccare le cellule da lisare come i linfociti T citotossici emettendo molecole letali per la vita della cellula bersaglio (cellula infetta da virus o da parassiti endocellulari o cellula tumorale) che sopravviverebbero  alla loro azione macrofagica pura e semplice cioè sopravviverebbero anche se fagocitate. In questo caso la loro azione si annovera con quella delle cellule citotossiche di cui si parlerè  più appresso.

LE CELLULE CON FUNZIONI EFFETTRICI  CITOTOSSICHE

Per cellula citotossica si intende la cellula  che uccide la cellula bersaglio attraverso un meccanismo citotossico e non attraverso la fagocitosi. Il meccanismo citotossico consiste  nell'emissione da parte della cellula citotossica di molecole mortali per la cellula bersaglio  una volta avvenuto il contatto con essa.

Le cellule citotossiche  non sono i fagociti che devono  captare e inglobare il materiale da distruggere. Esse svolgono la loro funzione effettrice scaricando dopo il contatto con la cellula bersaglia all'interno di quest'ultima, le loro molecole citotossiche. Quindi la fase più importante in questo processo   è la fase di contatto che può essere antigene specifica come nel caso dei linfociti T citotossici o antigene aspecifica come nel caso delle cellule NK o nel caso dei macrofagi attivati. Con il termine di antigene specifico o aspecifico si intende la specificità del contatto,  ovvero  il fatto che la cellula citotossica  che attacca sia stata o meno progettata  contro quello specifico gruppo antigenico  il che nel caso delle cellule citotossiche è vero solo per i linfociti T citotossici non per  le NK o i macrofagi attivati. Questo non significa  che l'attività delle cellule NK o l'attivazione dei macrofagi sia indipendente dalla risposta immunitaria specifica perchè sia l'attivazione delle cellule NK sia quella dei macrofagi dipendono dalla liberazione di opportune citochine (IFNg,TNF ,MIF prodotte dai linfociti T helper (cioè da cellule derivanti dalla risposta  immunitaria specifica).

Le cellule citotossiche sono:

I)        Le cellule Natural Killer  o cellule NK

II)      Le cellule C citotossiche o linfociti T citotossici

III)    I macrofagi attivati

Le cellule NK presenti nel sangue nei tessuti linfoidi e nella polpa bianca della milza sono come linfociti di grandi dimensioni però a differenza di questi non sono munite di TCR e quindi fanno parte dell'esercito dell'immunità innata o aspecifica. Più precisamente diremo che le cellule NK  sono una variante dei linfociti T citotossici con i quali  condividono i meccanismi di lisi  ma non hanno azione antigene specifica perchè non dotate di TCR e non suscettibili di memoria immunologica. La loro attività citotossica  può essere aumentata per azione di citochine come interferone e IL2.

Le NK attivate si chiamano LAK I bersagli delle NK  sono le cellule infettate da virus  e certe linee di cellule tumorali. Come già detto  esse agiscono  dopo aver aderito alla cellula bersaglio  per liberazione di molecole tossiche, perforine ed altre.

Le cellule K

Un tempo si pensava  che le cellule K fossero una forma particolare di NK oggi invece si parla di "attività k" di alcuni stipiti cellulari riferendosi  al meccanismo per cui certe cellule citotossiche si ancorano al bersaglio (cellula da lisare) attraverso il legame ponte con anticorpi (IgG) facenti parte dell'immunocomplesso, ai quali si legano attraverso recettori per  il frammento Fc  posti sulla loro membrana. Con questo meccanismo (ADCC cioè A -dependent-cell mediated-cytotoxicity) l'ancoraggio al bersaglio risulta  più forte e selettivo.

I linfociti T citotossici

I TCD8+ vergini escono dal timo e popolano i tessuti periferici. Essi sono i precursori dei linfociti  T citotossici effettori (CTL) pertanto andrebbero definiti  precitotossici (pre-CCTL). Questi incontrano l'antigene nei tessuti periferici ma questo incontro non è sufficiente a trasformare il linfocita pre- citotossico  in citotossico però è sufficiente a creare  la disponibilità del linfocita a ricevere i segnali di attivazione emessi dai linfociti Thelper in particolare le citochine  Il2 maggiormente, ma anche IFN-γe IL6.

Che significa disponibilità? Significa che il contatto con la cellula presentante l'antigene induce nel linfocita l'espressione dei ricettori per IL2 e le altre citochine emesse dai linfociti Th1, quindi, l'attivazione del linfocita T citotossico presuppone la formazionedei Th1 dopo quei 4-7 gg.  dall'incontro del macrofago  con l' antigene. Naturalmente tutto questo avviene solo se esistono tra le molecole dell' invasore sequenze di determinanti antigenici cioè se esistono nell'invasore strutture antigeniche.

I macrofagi attivati, infine sono cellule citotossiche. Essi infatti, a differenza di quelli non attivati  che fagocitano le cellule bersaglio (cioè dopo averle inglobate le distruggono con i loro enzimi lisosomiali) sono gli stessi macrofagi  che, attivati dalle citochine (in particolare IFNg)  prodotte dai linfociti T helper  nel corso  della risposta immunitaria specifica diventano  capaci di azione citotossica cioè di attaccare le cellule da lisare come i linfociti T citotossici emettendo molecole letali per la vita della cellula bersaglio (cellula infetta da virus o da parassiti endocellulari o cellula tumorale) che sopravviverebbero  alla loro azione macrofagica pura e semplice cioè sopravviverebbero anche se fagocitate.

Come vedremo i macrofagi hanno anche funzione di presentazione dell'antigene si comportano cioè da APC.